Cantina Terracruda: una storia frattese lunga 2.000 anni

Testi e foto - Filippo Carbonari - © le Frattesi 2021

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Le grandi imprese nascono sempre dall' idea di una persona o di un gruppo di persone che condividono una visione, sono in grado di immaginarsela, di toccarla prima ancora che essa si realizzi. La vedono perfettamente nitida nella loro immaginazione ma, talvolta, fanno fatica a tradurla in parole, non riescono a descriverla nemmeno ai propri familiari che infatti molto spesso li prendono per pazzi.

E' successo a Steve Jobs nel garage di casa sua quando insieme a Wozniak stava plasmando una visione che aveva avuto e che avrebbe scosso il mondo come null'altro aveva mai fatto prima.

 

E' successo a chef Mauro Uliassi (cliente Terracruda) quando nel '90 ha aperto a Senigallia il suo ristorantino di pesce sul mare che 28 anni dopo avrebbe la terza stella Michelin.

 

Qualcosa di simile è successo anche nell'estate del 2005 a Fratte Rosa, quando vengono vendemmiati dei grappoli d'uva che per la prima volta nella storia, danno vita ad un vino la cui etichetta recita:

TERRACRUDA, azienda vitivinicola in Fratte Rosa.

E' un settembre torrido, la cantina come la conosciamo oggi è ancora in costruzione ed il mosto viene lavorato in un garage polveroso, pieno di aratri e bestemmie.

La temperatura controllata delle botti è ancora un sogno e, per controllare la fermentazione, si utilizzano bottiglie di plastica piene di acqua congelata da cambiare ogni 4 ore.

 

Il sudore è tanto ma nell'aria si percepisce quell'adrenalina che spesso aleggia quando sta succedendo qualcosa di speciale. Non c'è un enologo, non ci sono le nozioni tecniche che ci sono oggi ma c'è l'esperienza che Zeno, Luca, Vincè e gli altri hanno acquisito nel corso della loro vita. Ci sono le passeggiate in vigna da bambini con nonno, ci sono le annate in cui il vino di casa sapeva d'aceto ma anche le annate in cui succedeva qualcosa di magico e quello stesso vino che l'anno prima faceva “schifo”, quest'anno è buonissimo, profumato, intenso...

 

Ci sono le centinaia si serate a tavola con gli amici ad assaggiare i vini di ogni parte del mondo, ci sono i viaggi in pulmino in Friuli ad assaggiare i Tocai e le gite oltralpe per vedere come i francesi fanno lo Champagne. C'è tutto questo ma soprattutto c'è l'ambizione di realizzare qualcosa di grande, in armonia con il paese che questi uomini e donne condividono ogni giorno e per onorare quel territorio di una bellezza rara e sincera, che spacca a metà due valli antiche come la storia dell'uomo.

 

La valle del Metauro e la valle del Cesano hanno vissuto da protagoniste la storia degli ultimi due millenni. Dalla battaglia del Metauro del 207 a.c. in cui Nerone ha annientato Asdrubale nonostante gli elefanti messi in campo dai Cartaginesi, fino alla pazza idea di Benito Mussolini che si è fatto scolpire su una una montagna (il Pietralata) il suo celebre e inquietante profilo.

 

Una storia cruenta, romantica, mai banale, che ha inevitabilmente plasmato le persone che vivono su questa terra e soprattutto i frutti che da essa provengono.

 

I ragazzi di Terracruda lo sanno bene ed è proprio con questo ideale in mente che si sono rotti la schiena negli anni per ripristinare vitigni antichi che tutti davano per spacciati. Mi viene in mente il Rosso Pergola, le cui vigne erano limitate a 3 filari qualche anno fa e che ora coprono 6 ettari e danno vita a circa 1.000 bottiglie ogni anno. Mi viene in mente l'Incrocio bruni 52, un innesto in vigna tra Verdicchio e Chardonnay che il dott. Bruni ha ritenuto perfetto dopo anni passati a realizzare i precedenti 51 incroci. Terracruda è stata la prima cantina a rispolverarlo ed a farlo diventare uno dei suoi vini più ambiti.

 

Durante la mia chiacchierata con Luca Avenanti, è emersa in lui una costante voglia di migliorare, perfezionare, andare avanti cercando di produrre vini che rispettino la millenaria tradizione che hanno alle spalle, il territorio da cui provengono e per continuare a far sì che il sogno iniziato nel 2005 rimanga vivo per sempre, nonostante tutto.

 

In questo mondo troppo spesso viene dimenticato il fondamentale aspetto che dietro ogni bottiglia di vino che beviamo, dietro ogni paio di scarpe da trekking che indossiamo, c'è la storia di uomini e donne che hanno pianto, non hanno dormito la notte, hanno dato tutto ciò che avevano in corpo per portare a termine la loro visione.

 

Sembra banale ma il know-how millenario che abbiamo l'incommensurabile fortuna di avere ereditato dai nostri avi è l'unica cosa che ci permetterà di plasmare il nostro futuro in sintonia con la natura e con il territorio che ci circonda, qualunque esso sia.

 

Se volete saperne di più sulla cantina:

www.terracruda.it

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